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ONORI DA FASHION WEEK PER LA CAPSULE PINKO BY MARK FAST


Presentata ieri sera, in piena fashion week milanese, nella chiesa di San Carporforo la capsule Pinko by Mark Fast ha già ipotecato un sold out grazie all’alchemica combinazione di creatività pura (quella del designer canadese Mark Fast) e di capacità industriale (quella di Pietro Negra ideatore e proprietario di Pinko).  Su 50 capi ed una decina di accessori viene sintetizzato un concetto che, dal punto di vista stilistico, riesce a far convivere  un look alla Jerry Hall allo Studio 54 negli Anni ’70 e uno alla Grace Jones al Limelight dieci anni dopo. Passando attraverso alla Factory di Andy Warhol, ai cromatismi della pop art e allo stile impeccabile di Halston. Abiti a rete seamless, dagli scolli decorati da intrecci di anelli metallici si declinano su verticalizzazioni cortissime o lunghissime ; sistemi di coulisse trasformano tubi di tessuto trasparente in dresses drappeggiati sul corpo come guaine seconda pelle; capi in tricot in cotone lucido rubano gli scolli ai costumi da bagno olimpionici; tute-palazzo di grandissimo impatto si vestono di mailar, materiale che rende il tessuto simile alla carta dei cioccolatini; t-shirt e canotte da indossare coni leggins sono tempestate di strass per un effetto corrazza luminosa. Il tutto racchiuso in una palette cromatica che amplifica l’effetto di rottura e di ricerca spaziando tra i toni saturi di fucsia, menta, oro chiaro, argento e nero. Gli accessori completano il mood proponendo pezzi cult, ma right price, altalenanti tra chaussure che partono da suole in gel glitterato per issarsi si tacchi in acrilico trasparente tempestati di strass per chiudersi su tomaie in vernice traforata effetto sangallo. Pezzo must l’anello a cinque dita che, grazie allo spelling del marchio sulla mano diventa una decisa e sfrontata dichiarazione di appartenenza.

Photo & Text by Cristina Mello-Grand

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